Avere un buon “ascolto” è la condizione necessaria per poter recitare. Se non si ascolta l'altro, si diventa sordi, e la sordità porta a non far accadere le cose, alla genericità dell'azione scenica, all'autocompiacimento. Questo è il punto di partenza per poter iniziare a lavorare. Il lavoro che si andra’ a fare è un percorso di consapevolezza di se’che punta a formare un attore a una consapevole gestione dei propri strumenti di lavoro, a partire dall'utilizzo del corpo, della voce, della propria emotività e del proprio immaginario-poetico. L'obiettivo sarà dunque quello di allenarci collettivamente a far accadere le cose nel “qui e ora”, esattamente nel momento in qui siamo in scena, senza la preoccupazione di un progetto ego-riferito. La libertà del gioco, che è tipica dei bambini, purtroppo si perde nell'età adulta. “I bambini giocano, gli adulti scherzano” diceva un grande attore del passato. Durante le lezioni, attraverso una serie di esercizi mirati al recupero della consapevolezza del proprio corpo, della propria emotività, impareremo a stare insieme nel rispetto dell'altro, “giocando” fino in fondo, spingendoci al limite della nostra creatività, tentando di recuperare quella libertà che le convenzioni sociali ci hanno fatto mettere da parte.

  • ASCOLTO DEL COMPAGNO IN SCENA
  • IMPROVVISAZIONE
  • CONSAPEVOLEZZA DI SE’ E DELLO SPAZIO
  • LAVORO DELL'ATTORE SU SE’ STESSO
  • L'EMOZIONE
  • IL CONTROLLO
  • IL RITMO
  • L'IMPORTANZA DEL GIOCO
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